Normative


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La Energy Efficiency Directive 27/UE, emanata nell'ottobre del 2012, dichiara che:
In Italia e in Europa si obbliga alla contabilizzazione del calore tutti gli edifici con riscaldamento centralizzato, il termine ultimo per l'installazione di valvole termostatiche e ripartitori di calore è fissato entro il dicembre 2016
Energy Efficiency Directive 27/UE

Dal 1 Gennaio 2017 tutti i condomini con riscaldamento centralizzato dovranno dotarsi di un sistema di contabilizzazione del calore, pena sanzioni da 500 a 2.500 euro per unità abitativa (art. 16, comma 14 del decreto legislativo n. 102 del 4 luglio 2014) per chi non adempie agli obblighi di legge secondo le modalità previste.

La direttiva europea 2012/27/UE viene introdotta anche in Italia dal decreto legge 102/2014 con l'obiettivo di diminuire i consumi energetici per il riscaldamento delle abitazioni.

Le singole unità immobiliari dovranno essere dotate, nella maggior parte dei casi direttamente sui radiatori, di strumenti che permettano di gestire automaticamente l’erogazione del calore nelle varie stanze (valvole termostatiche) e quantificare quanta energia viene effettivamente consumata da ogni condòmino (contabilizzatori del calore).

Lo stesso decreto legislativo n. 102 indica la tecnologia da utilizzare in base alle tipologie di impianti: per gli impianti a zone → contabilizzazione diretta (contatori di energia termica); per gli impianti a colonne → contabilizzazione indiretta (ripartitori). La scelta della tecnologia da utilizzare deve essere giustificata da relazione tecnica (riferimento alla UNI EN 15459) e inserita nel progetto. La progettazione dell'impianto è obbligatoria secondo la legge 10/91.

La suddivisione delle spese per il riscaldamento tra i condòmini non avverrà più con le tradizionali tabelle millesimali ma dipenderà dall'effettivo consumo richiesto.

Oltre al consumo effettivo bisognerà suddividere, secondo una procedura definita dalla norma UNI 10200, i consumi involontari ovvero quelli essenzialmente derivati dalle perdite della rete di distribuzione.

I condomini potranno effettuare i lavori quando l'impianto sarà fermo, quindi solamente in primavera-estate. L'ultima finestra, ad oggi, possibile per installare la contabilizzazione del calore è la stagione 2016.

Sulla G.U. n. 302 del 30.12.2015 è stata pubblicata la Legge 28.12.2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016)”. Tra le novità contenute, la proroga al 31 dicembre 2016 della detrazione fiscale del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica e di adeguamento antisismico degli edifici, della detrazione fiscale del 50% sugli interventi di ristrutturazione edilizia e del Bonus Mobili (detrazione del 50% su mobili ed elettrodomestici ad alta efficienza energetica destinati ad arredare un'abitazione sottoposta a ristrutturazione).

AGGIORNAMENTO
Il Consiglio dei ministri del 29 dicembre 2016 ha varato il cosiddetto decreto Milleproroghe, che prevede anche lo slittamento al 30 giugno 2017 del termine per ottemperare all’obbligo di installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore in tutti i condomìni con riscaldamento centralizzato, a meno di motivati e certificati impedimenti tecnici.

Maggiori informazioni

Il problema energetico negli accordi internazionali

Il Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto è un trattato di natura volontaria che ha il fine di contrastare il cambiamento climatico. Questo trattato è stato sottoscritto nel dicembre 1997 durante la Conferenza delle Parti di Kyoto (la COP3, Conference of the Parties to the United Nations Framework Convention on Climate Change) da più di 180 Paesi, tuttavia affinché potesse essere ratificato era necessario che fosse sottoscritta da almeno 55 nazioni e che queste nazioni rappresentassero almeno il 55% delle emissioni di gas serra generate dall'attività umana. Il protocollo è quindi diventato operativo ben otto anni dopo, nel novembre 2004, dopo la ratifica da parte della Russia, la quale produce da sola il 17,6% delle emissioni.

Sottoscrivendo il Protocollo di Kyoto le nazioni si sono impegnate a ridurre le proprie emissioni dei sei principali gas a effetto serra (detti climalteranti) rispetto ai propri livelli di emissione del 1990.

Ciascuno di questi gas ha un proprio potere di riscaldamento globale (Global Warming Potential) ma a farla da padrona è la CO2 che contribuisce ad oltre il 55% all'effetto serra.

Con l'accordo di Doha, l'estensione del protocollo è stata prolungata dal 2012 al 2020, con ulteriori obiettivi di taglio delle emissioni serra.

Il Piano clima-energia "20-20-20"

Dal 2012 è divenuto operativo in Europa un insieme di provvedimenti, conosciuti come il Piano clima-energia "20-20-20", pensati per la lotta ai cambiamenti climatici. Questo pacchetto di misure, contenuto nella direttiva 2009/29/CE e definito per il periodo dal 2013 al 2020, prevede questi tre obiettivi:

  • ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto ai valori del 1990
  • alzare al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili
  • migliorare del 20% l'efficienza energetica.

Tale pacchetto si inquadra nell'ambito dei negoziati preliminari alla Conferenza della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP15), tenutasi a Copenaghen a fine 2009.

Nei negoziati l'Unione europea ha riaffermato la volontà di ridurre unilateralmente le emissioni del 20% entro il 2020 e, in caso di accordo internazionale, di impegnarsi progressivamente per il 2030 e il 2050 a ridurre rispettivamente del 30% e del 50% le proprie emissioni rispetto ai livelli del 1990.

L'obiettivo è contenere l'aumento della temperatura su scala mondiale entro i 2°C (rispetto all'età pre-industriale).

Il problema energentico nell'edilizia

Ridurre il consumo di energia e prevenirne gli sprechi sono dunque obiettivi prioritari dell’Unione europea per rispettare gli impegni assunti nel Protocollo di Kyoto e del Piano 20-20-20 in merito alla lotta al cambiamento climatico.

Tra i principali settori in cui intervenire per raggiungere tali propositi di efficienza energetica c'è indubbiamente il patrimonio edilizio, che l'Unione europea ritiene responsabile del 40% dei consumi energetici globali e del 36% delle emissioni di gas serra.

Nell'Europa a 27 Stati si stima che ci siano 25 metri quadri di spazio utile allo stock edilizio: facile comprendere come i consumi energetici decisamente più rilevanti derivino dal riscaldamento e dal rinfrescamento di tali spazi. Inoltre è importante aggiungere il dato sull'età media degli edifici: in Europa l'85% circa dei fabbricati residenziali è stato edificato prima del 1990 (per l'Italia la percentuale sale al 92%); il 40% risale addirittura a prima degli anni Sessanta. Se si considera che sono proprio i fabbricati più vecchi ad avere le peggiori prestazioni energetiche, ne segue quanto ampi siano i margini di intervento migliorativo in questo campo!

La necessità della contabilizzazione

Un classico esempio di spreco

Dunque il miglioramento dell'efficienza energetica è divenuto obiettivo primario nelle strategie dell'Unione europea, in particolare il settore dell'edilizia è considerato quello con il maggior potenziale per realizzare i risparmi energetici attesi, attraverso lavori di efficientamento degli edifici.

Il riscaldamento è infatti il primo responsabile del consumo energico (ma anche degli sprechi) nei fabbricati adibiti a usi residenziali o misti. Oltre a centrali termiche obsolete e a basso rendimento, ciò è dovuto a reti di distribuzione interna che disperdono una parte considerevole del calore generato. Ma non solo: negli edifici vecchi, che come abbiamo visto rappresentano la maggioranza dello stock immobiliare italiano, l'impianto di generazione è sempre stato sovradimensionato, allo scopo di riuscire a fornire il fluido termovettore anche ai radiatori più lontani dalla centrale e farlo giungere a una temperatura sufficiente per garantire il minimo comfort. Ciò ha portato ad enormi inefficienze e a grandi differenze tra le diverse unità immobiliari dello stesso edificio: quelle poste in posizione centrale e ai piani intermedi spesso afflitte da temperature troppo elevate e quelle esposte a nord o situate ai piani estremi (primo e ultimo) che invece raggiungono a malapena (o non la raggiungono affatto) una temperatura "di vivibilità". Mancando la possibilità di una regolazione individuale del riscaldamento (i radiatori sono originariamente equipaggiati solo di valvola fissa aperto-chiuso), la soluzione per le unità poste ai piani intermedi è sempre stata molto banale e, al tempo stesso, emblema dello spreco: aprire le finestre anche durante gli orari di funzionamento del riscaldamento!

In tali situazioni, tipiche dei condomini con impianti di riscaldamento centralizzato, l'utente è doppiamente vessato:

  • da una parte ha poche o nulle possibilità di intervenire per regolare la temperatura
  • dall'altra la ripartizione dei costi avviene con logica millesimale, costringendolo a pagare la quota parte indipendentemente dal caldo eccessivo o dal freddo patito.

Quanto esposto sin qui ci porta a capire perché la contabilizzazione del calore sia finita sotto ai riflettori e, ormai da decenni, sia vista come uno strumento fondamentale per tagliare buona parte di quegli sprechi che hanno fatto lievitare i consumi energetici degli edifici.

Dai buoni propositi alla imposizione economica

Non era difficile prevedere che provare a sensibilizzare il cittadino-utente parlandogli di lotta ai cambiamenti climatici e necessità di aumentare l'efficienza energetica non avrebbe portato ai risultati sperati, così il legislatore ha spostato l'attenzione sull'esborso economico che gli individui sostengono per il riscaldamento e, andando a utilizzare la leva economica, favorire comportamenti virtuosi e riduzione degli sprechi. L'energia usata ai fini del riscaldamento, come accade con la corrente elettrica, va fatturata all'utente sulla base del consumo effettivo. Solo così gli utilizzatori si responsabilizzano e sono incentivati a tenere sotto controllo i propri consumi, cercando di ridurre gli sprechi.

La contabilizzazione individuale del calore agisce su due fronti:

  • fatturazione dei prelievi effettivi
  • la possibilità di autoregolarsi i consumi mediante dispositivi che consentono ai singoli utenti di usufruire del calore quando lo ritengono opportuno, senza doversi conformare ad orari e temperature stabiliti uniformemente per tutto l'edificio.

Questo può portare ad un significativo abbattimento dei consumi energetici degli edifici, quindi, al raggiungimento di uno degli obiettivi primari dell'Unione. Divenuta obbligatoria in tutti gli Stati membri dell'Unione europea, la contabilizzazione del calore è oggi argomento di stretta attualità anche nel nostro Paese.

Un problema di mentalità italiana

Ci si chiederà perché la contabilizzazione del calore sia spesso vista in Italia come un costo piuttosto che come un investimento mirato a risparmiare. E ancora, per quale motivo l'utente considera diversamente i costi per l'installazione dei contabilizzatori rispetto a quelli per il contatore della corrente elettrica e il suo allacciamento alla rete del fornitore.

La differenza di mentalità con altre realtà europee è, ancora una volta, enorme. In Germania, Francia e nei Paesi scandinavi, ad esempio, la contabilizzazione individuale del calore esiste da decenni ed è considerata una prassi. Il ripartitore dei costi del calore (del quale tratteremo nel sesto capitolo) è già da tempo installato sui radiatori nella maggior parte delle abitazioni e per l'utente è ormai scontato pagare la bolletta energetica sulla base del calore che ha volontariamente "prelevato" dal circuito aprendo le valvole termostatiche per riscaldare i propri locali. Questi Paesi si sono dati una regolamentazione nazionale sulla base del buon senso, senza attendere un'imposizione dall'alto (che è poi arrivata nel 2012 con la direttiva dell'Unione europea).

L'Italia purtroppo si sta allineando solo negli ultimi anni. Il poco tempo rimasto per l'adeguamento degli impianti e la consueta carenza di informazioni complete e corrette da parte delle istituzioni, stanno generando scetticismo o addirittura ostracismo nei confronti di una prassi che dovrebbe essere vista positivamente, dato che consente di ottenere risparmi economici ed equità di ripartizione delle spese.

Normative sulla contabilizzazione

La legge 10/1991: un'occasione mancata

L'Italia, solitamente in ritardo rispetto agli altri Paesi occidentali in materia di risparmio energetico, sin dall'anno 1991, con l'emanazione della legge 9 gennaio 1991 n. 10, aveva introdotto il concetto della ripartizione delle spese di riscaldamento secondo il principio del consumo effettivamente registrato, con il duplice fine da una parte di ripartire la spese proporzionalmente agli effettivi consumi di ogni unità immobiliare e, dall'altra, di responsabilizzare l'utente finale sull'uso improprio dell'impianto termico centralizzato oltre i limiti consentiti.

La legge 10 diverrà una pietra miliare grazie ai contenuti innovativi, di cui è utile ricordare i principali:

  • suddivisione dell'Italia in zone climatiche
  • obbligo di una relazione tecnica per tutte le abitazioni, redatta da un tec­nico professionista. Comincia a nascere il concetto di edificio certificato sotto il profilo energetico
  • valutazione del bilancio energetico invernale di un edificio in cui vi sono apporti e dispersioni di calore: la loro somma algebrica rappresenta il bilancio energetico. Affinché questo bilancio sia attivo (cioè che all'interno dell'edificio sia più c·aldo rispetto all'esterno) è necessario spendere energia primaria per ottenere una determinata temperatura prefissata
  • determinazione del calcolo del fabbisogno energetico e del rendimento degli impianti di riscaldamento.

L'intento della legge 10 è quello di favorire il miglioramento delle tecniche costruttive dei nuovi edifici, con materiali e tecnologie che consentano di ridurre il consumo dell'involucro sia in estate che in inverno. Comincia a nascere il concetto di classificazione energetica degli edifici, che fornisce un'indicazione del fabbisogno di ogni un'unità immobiliare per poter mantenere un certo clima interno. Una semplificazione, cioè, di quanto l'appartamento consumi per metro quadro di superficie. Oppure, in altre parole, della misura della capacità dell'involucro edilizio di trattenere il calore in inverno e di mantenere il fresco nei mesi estivi. Nel Titolo II la legge 10 introduce l'obbligatorietà della contabilizzazione per gli edifici di nuova costruzione, ma anche la possibilità di implementare la contabilizzazione del calore in edifici esistenti, qualora però fosse approvata dall'Assemblea condominiale

Purtroppo la stesse legge 10/1991 consentiva la trasformazione degli impianti termici centralizzati in impianti autonomi nonché la costruzione di nuovi edifici con impianti termici individuali, con la conseguente impossibilità di ripartire le spese per climatizzazione invernale secondo il principio dei consumi effettivi: nessun obbligo era stato previsto in seno ai proprietari degli immobili di dotarsi dei necessari dispositivi di contabilizzazione.

La direttiva europea EED 2012/27/UE

La Energy Efficiency Directive 27/UE, emanata nell'ottobre del 2012 con richiesta di recepimento nei Paesi membri entro il primo semestre del 2014, è un provvedimento molto ampio sull'efficienza energetica in generale.

La 27/2012 impone la contabilizzazione individuale del calore in qualsiasi tipo di condominio e di edificio polifunzionale sia esso rifornito da una fonte di riscaldamento (o raffreddamento) centralizzata, oppure da una rete di teleriscaldamento, o ancora da un sistema centralizzato che alimenta una pluralità di edifici.

La direttiva richiede l'utilizzo della contabilizzazione diretta (cioè l'installazione di un contatore di calore all'ingresso di ogni unità abitativa) quando la tipologia di distribuzione dell'impianto di riscaldamento centralizzato la renda "tecnicamente possibile". Nel caso di edifici con distribuzione del fluido termovettore di tipo verticale, invece, si parla di contabilizzazione indiretta, che prevede l’installazione di ripartitori di calore e valvole termostatiche su ogni radiatore.

Il decreto legislativo 102/2014

La direttiva europea 2012/27/UE è stata recepita in toto dall'Italia dal decreto legislativo 4 luglio 2014 n. 102. Essa rappresenta un passo avanti sostanziale nella direzione della responsabilizzazione dei cittadini su temi quali il consumo energetico negli edifici, l'efficienza degli impianti di riscaldamento e di rinfrescamento, il benessere termico negli ambienti in cui si vive.

La 102/2014 definisce nel dettaglio le modalità attuative e i tempi della EED 2012/27/UE:

  • definisce i criteri di misurazione e fatturazione di tutti i consumi energetici
  • regolamenta la contabilizzazione individuale del calore negli edifici con impianto di riscaldamento centralizzato, rendendo obbligatoria l'installazione di conta-calorie laddove l'impianto lo consenta (distribuzione "orizzontale" - contabilizzazione "diretta"); di ripartitori dei costi del calore su ogni corpo scaldante (contabilizzazione "indiretta") in tutti gli altri casi di impianto centralizzato
  • demanda alla normativa tecnica UNI CTI 10200:2015 e successivi aggiornamenti la regolamentazione dell'equa ripartizione dei costi del calore nel condominio
  • stabilisce la data del 31 dicembre 2016 a partire dalla quale chi non si sia adeguato diviene sanzionabile


Si noti che l'adeguamento ai dettami del decreto legislativo 102/2014 è già divenuto obblicatorio dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta nel luglio 2014, anche se le sanzioni per chi non ottemperasse sono sospese fino al 31 dicembre 2016.

DLGS 102, Art. 9, comma 5, lettera b

  • Tipologia di impianto: impianti a distribuzione orizzontale ad anello;
  • Contatori: contatori diretti volumetrici o ultrasonici;
  • Scadenza: 31 dicembre 2016
  • Sanzioni: da 500 a 2.500 euro per unità abitativa

DLGS 102, Art. 9, comma 5, lettera c

  • Tipologia di impianto: impianti a distribuzione verticale o a colonne montanti;
  • Contatori: contatori indiretti (ripartitori di consumi);
  • Scadenza: 31 dicembre 2016
  • Sanzioni: da 500 a 2.500 euro per unità abitativa

DLGS 102, Art. 9, comma 5, lettera d

  • Obbligo della suddivisione dei consumi secondo la UNI 10200 vigente;
  • Gli impianti non a norma e che utilizzano vecchi principi di suddivisione dei consumi (ad esempio secondo la UNI 10200:2005) devono adeguarsi entro le scadenze fissate dal decreto;
  • Sanzioni: da 500 a 2.500 euro per unità abitativa

La norma tecnica UNI 10200

La norma tecnica UNI 10200, elaborata dal CTI (Comitato Termotecnico Italiano) stabilisce i principi per una corretta ed equa ripartizione delle spese di climatizzazione invernale e acqua calda sanitaria in edifici di tipo condominiale, provvisti o meno di dispositivi per la contabilizzazione dell'energia termica, distinguendo i consumi volontari di energia delle singole unità immobiliari da tutti gli altri consumi.
Fornisce i principi e le indicazioni per la ripartizione delle spese in proporzione ai consumi volontari delle singole unità immobiliari al fine di incentivare la razionalizzazione dei consumi e la riduzione degli sprechi. Essa fornisce una sintesi delle diverse soluzioni impiantistiche, una linea guida per la progettazione e conduzione dei sistemi di contabilizzazione, nonché indicazioni in merito alla rendicontazione dei costi di climatizzazione invernale e acqua calda sanitaria al fine di favorire la trasparenza nei confronti dell’utilizzatore finale.

È una norma tecnica indirizzata ai progettisti, ai gestori del servizio di contabilizzazione, ai manutentori e utilizzatori degli impianti di climatizzazione nonché agli amministratori condominiali quali soggetti preposti alla ripartizione delle spese

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UNI 10200: passaggio dalla versione 2013 alla 2015

In data 11 giugno 2015 è stata pubblicata la nuova edizione della norma UNI 10200:2015 recante "Impianti termici centralizzati di climatizzazione invernale e produzione di acqua calda sanitaria - Criteri di ripartizione delle spese di climatizzazione invernale ed acqua calda sanitaria".

L'aggiornamento è stato necessario in relazione al fatto che l'elevazione della UNI 10200:2013 a norma cogente, determinata dall'art. 9 del DLgs n. 102/2014, ha richiesto di intervenire sul testo al fine di sospendere alcune parti della stessa che avrebbero potuto creare problemi interpretativi, soprattutto in relazione all'applicazione della UNI EN 834 “Ripartitori dei costi di riscaldamento per la determinazione del consumo dei radiatori - Apparecchiature ad alimentazione elettrica”.

Al fine di eliminare ogni eventuale possibilità di contrasto con la norma europea sui ripartitori, la nuova edizione della norma, rispetto alla precedente versione (UNI 10200:2013), contiene esclusivamente le seguenti modifiche:

  • è stata cancellata la prima frase del terzo capoverso del punto 5.1.3: “I dispositivi utilizzati in caso di contabilizzazione indiretta, nella fattispecie i ripartitori, devono essere programmati in funzione delle caratteristiche e della potenza termica dei corpi scaldanti su cui vengono installati.” al fine di chiarire la possibilità di utilizzo di tutte le tipologie di ripartitori (sia quelli programmabili che quelli non programmabili);
  • è stata cancellata la frase di cui al secondo trattino del punto D.1 dell’appendice D: “la programmazione dei ripartitori, ai fini del progetto dell’impianto di contabilizzazione indiretta” al fine di consentire la scelta della metodologia per la determinazione della potenza termica dei corpi scaldanti in base a quanto definito dalla UNI EN 83.

Pubblicata la Legge di stabilità 2016

Sulla G.U. n. 302 del 30.12.2015 è stata pubblicata la Legge 28.12.2015, n. 208 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016)". Tra le novità contenute, la proroga al 31 dicembre 2016 della detrazione fiscale del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica e di adeguamento antisismico degli edifici, della detrazione fiscale del 50% sugli interventi di ristrutturazione edilizia e del Bonus Mobili (detrazione del 50% su mobili ed elettrodomestici ad alta efficienza energetica destinati ad arredare un'abitazione sottoposta a ristrutturazione).



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